Filosofia

La filosofia del progetto e i soggetti proponenti




Oggi emerge come preoccupante - perché coinvolge la maggioranza delle persone, anche quelle che non necessitano dei sistemi di protezione, cura, accompagnamento del welfare - l’affermarsi di un disagio diffuso, poco riconoscibile e poco dichiarato, ma fortemente disgregante per le persone e per il tessuto sociale di una comunità Nasce dal senso di solitudine e d’abbandono a se stessi, dalla crisi delle relazioni, dall’assenza di spazi di comunicazione e d’incontro e di quella reciprocità che nasce dalla rete di mutuo aiuto relazionale.
Questa condizione di disagio è altrettanto preoccupante quanto sommersa, non riconosciuta socialmente e su di essa non sono necessari interventi di carattere sanitario o di assistenza sociale, ma azioni più rarefatte - e forse più complesse - che diano ai singoli l’opportunità di agire su di sé, insieme ad altri e alle istituzioni, di attivare politiche che passino da una logica di pura tutela ad azioni trasformatrici.
 Come sempre, anche in questo senso, sono le donne ad essere maggiormente colpite da queste situazioni di disagio; sono le donne che vivono più di altri condizioni di solitudine e spazi ristretti di relazione, pur essendo, in tutti i tipi di società quelle che sul sistema delle relazioni inventano risposte e autorganizzazione ai bisogni propri, a quelli delle famiglie e delle comunità
 
Da questa lettura e da questo, ovviamente parziale, punto di osservazione, nasce questo progetto che a partire dall’agio intende svolgere un’azione di prevenzione al disagio, di sviluppo di opportunità sociali e lavorative, in particolare per le donne, contribuendo allo sviluppo pieno della comunità
Il progetto viene presentato da un raggruppamento di soggetti del Terzo Settore, operanti da anni nel territorio collegnese con tipologie d’impresa e peculiarità diverse che, messe in rete sinergica, rispondono al livello di qualità necessario allo sviluppo e alla gestione dello stesso.
          

L’idea progettuale è frutto dell’evoluzione di una lunga storia di lavoro comune tra l’associazionismo Arci e il mondo della cooperazione, che mette in relazione l’esperienza professionale con l’impegno sociale per lo sviluppo di forme d’impresa no profit integrate con il territorio, capaci di sviluppare un’economia sociale che esca dalla dicotomia del modello solo privato-solo pubblico per arricchire l’offerta di mercato con alcune peculiarità proprie dell’associazionismo e dell’impresa sociale: il concetto di responsabilità sociale, di pluridimensionalità della qualità del “prodotto”, di restituzione sociale, di valutazione di costi e benefici non solo economici, di sviluppo di processi di cittadinanza attiva.
Crediamo, inoltre, risponda ad alcune problematiche maturate in quest’area dal punto di vista delle opportunità occupazionali – in particolare rispetto alle donne tra cui si registra un livello di disoccupazione di circa il 19,7% (dati Commissione Pari Opportunità Regione Piemonte) – e ad una necessità d’innovazione dei servizi.
Alcune delle attività d’impresa previste intendono altresì svolgere una funzione di emersione di lavoro nero (come ad esempio quello delle baby sitter e quello dei lavori legati alla cura estetica) e di riqualificazione del personale che, in genere, in questo tipo di servizi, è prevalentemente composto da donne o molto giovani in cerca di prima occupazione, o fuori dal mercato del lavoro.